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Rifiuti per terra? Ci pensa Pixies, il robot che pulisce le smart city

La prima puntata della rubrica “Rocket” di Infra Journal presenta Pixies, il robot a Intelligenza artificiale che raccoglie i rifiuti, ricicla e si ricarica presso una panchina smart alimentata a energia solare. La startup di Andrea Saliola e Pier Paolo Ceccaranelli partecipa al programma dell’Innovation Hub di Aeroporti di Roma

“Rocket” è la rubrica di Infra Journal dedicata alle startup più interessanti nel mondo delle infrastrutture, della mobilità e delle smart city. In primo piano, ci saranno le innovazioni, le storie, le ambizioni e il volto di chi ci lavora, per conoscere il valore aggiunto che distingue ciascuna di queste giovani realtà imprenditoriali. Rocket sarà un viaggio tra risposte innovative a esigenze comuni, un percorso destinato a scoprire come queste imprese emergenti si sviluppano e crescono, le strategie per mettere in “rampa di lancio” le proprie idee con l’obiettivo di “decollare” e “volare” con la forza del proprio business, affermandosi sul mercato.

Uno spazio particolare è riservato ai progetti sviluppati da startupper di tutto il mondo e presentati all’Innovation Hub dell’aeroporto Leonardo da Vinci, per un’iniziativa di “open innovation” dei servizi e della gestione aeroportuale di Aeroporti di Roma. In risposta alla “Call for ideas” di ADR hanno manifestato interesse circa 530 start up, di cui 96 (62 italiane e 34 straniere) hanno presentato la candidatura per usufruire degli investimenti offerti da ADR a sostegno delle idee innovative.

Una di queste realtà è Pixies.

Pixies immagina una città in grado di prendere vita grazie all’utilizzo sostenibile della tecnologia, destinata a giocare un ruolo fondamentale nel supporto e nella risoluzione di problemi che interessano direttamente l’ambiente urbano: primo fra tutto il riciclo dei rifiuti abbandonati. La startup nasce da un’idea di Andrea Saliola e Pier Paolo Ceccaranelli (nella foto sotto, ndr). Sono loro i primi innovatori intervistati da “Rocket” .


 

Quale problema intende risolvere la vostra startup? E come è nata la vostra idea?

«Pixies nasce per risolvere il problema dei rifiuti abbandonati all’interno dei contesti urbani, un fenomeno che prende il nome di littering. Le città occupano una minima porzione della superficie terrestre, ma sono responsabili per la maggior parte delle emissioni di CO₂, e al loro interno, i rifiuti costituiscono uno dei principali problemi. La nostra volontà è sfruttare le opportunità concesse dalla tecnologia per efficientare il processo di raccolta di rifiuti in ottica di circolarità e sostenibilità. Entrambi abbiamo fatto un percorso di studi con un focus molto forte sul design urbano in chiave innovativa e sostenibile e ci siamo immaginati una città che prenda vita attraverso la tecnologia, per aiutarci a risolvere i problemi che la riguardano». 
 

Qual è la storia della vostra startup?

«Abbiamo fondato Pixies quasi due anni fa, e siamo partiti da uno spazio ristretto con una stampante 3D durante il periodo di lockdown. Un po’ contrariamente a quanto avviene di solito, abbiamo investito da subito in prima persona sul nostro prodotto e sulla nostra idea (un robot) cominciando “a testa bassa” a sviluppare la tecnologia: dalla progettazione, alla realizzazione attraverso la stampa 3D con filamenti di plastica riciclata, scommettendo sul fatto che quello che stavamo immaginando potesse effettivamente portare del valore per le comunità». 
 

Quali risultati avete ottenuto fino ad oggi?

«Dal momento della realizzazione abbiamo avuto subito molti riscontri: a livello mediatico siamo tra le migliori 20 startup per l’economia circolare in Europa, tra le migliori 20 nel campo dell’intelligenza artificiale per la rivista Fortune, e siamo stati premiati dal Parlamento europeo e dalla Presidenza del consiglio per l’Innovation Business Award. A livello di mercato riceviamo interesse dai più importanti player italiani per cominciare a lavorare insieme. A livello di investimenti abbiamo chiuso un primo round da 180mila euro con Key Capital Partners, CDP Venture Capital ed LVenture Group. A circa due anni dalla nostra nascita ci troviamo sul mercato e continuiamo a lavorare con Comuni italiani e grandi gruppi, tra cui Aeroporti di Roma, che ci ha permesso di testare Pixies per cinque mesi all’interno del suo programma».
 

Come funziona la tecnologia alla base della vostra innovazione?

«La nostra prima soluzione è una panchina smart a energia solare che, grazie all’accoppiamento con robot mobili indipendenti, è in grado di pulire autonomamente lo spazio in cui è installata. I robot sono dotati di tecnologie di AI che permettono di riconoscere le diverse categorie di rifiuti e raccoglierle separatamente; in questo modo Pixies permette di incentivare il riciclo di molte risorse preziose che attualmente non vengono differenziate e migliorarne i processi».
 

Quali sono i vantaggi quantificabili della vostra soluzione (nella gestione aeroportuale / esperienza del passeggero)?

«Pixies permette di migliorare i processi con un prodotto a basso consumo e realizzato da materia riciclata, che sfrutta l’energia solare per migliorare la vivibilità del terminal con elementi innovativi che creano engagement; offre un servizio di pulizia continua 16 ore al giorno con un’elevata performance e incentiva il riciclo di rifiuti che attualmente non sono oggetto di smaltimento».
 

Quali sono le opportunità di mercato che avete trovato e i punti di forza che secondo voi rendono appetibile il contenuto del vostro progetto? 

«La potenzialità del nostro progetto sta nella tecnologia software che è sempre stata progettata avendo la sostenibilità come driver principale di sviluppo. Questo ci permette di avere una serie di tecnologie (come quella per il riconoscimento dei rifiuti) che sono elementi fondamentali oggi della nostra soluzione specifica, ma che possono avere estremo valore anche da sole se applicate a casi d’uso differenti».
 

Quali sono i prossimi passi che intendete intraprendere (nel processo di accelerazione del business)? E quali obiettivi vi ponete nel medio-lungo periodo?

«Attualmente stiamo lavorando alla revisione del nostro modello di business per rendere la nostra società più scalabile possibile e pronta ad una crescita rapida ed internazionale. All’interno di questo processo abbiamo sfruttato anche il prezioso supporto dell’Innovation Cabin Crew di Aeroporti di Roma che ci ha aiutato ad individuare altre applicazioni delle nostre tecnologie e ci sta supportando per far partire dei nuovi proof of concepts, in un processo di innovazione continuo».
 

Qual è il valore aggiunto che può offrire la vostra realtà di giovane startup, nel suo modo di lavorare e di pensare, sia rispetto a quelle più affermate sul mercato che nell'open innovation con altri più strutturati?

«La rapidità. Essere nel nostro stadio di sviluppo ti porta ad essere in grado di dover per forza essere molto rapido, per aggredire quel segmento di mercato che stai cercando di prendere e con risorse limitate. Questo vuol dire trovarsi in situazioni in cui a volte devi prendere decisioni, che per te si rivelano fondamentali, senza avere le informazioni e le metriche necessarie per prenderle, e il costo (e purtroppo succede) è quello di sbagliare. Spesso le realtà più affermate a livello organizzativo non possono avere questa rapidità. Penso, quindi, che questo sia il vero vantaggio delle realtà come la nostra: alcune delle soluzioni che sono proposte sul mercato dalle startup potrebbero anche essere sviluppate da realtà più strutturate, ma a volte, la rapidità che alcune di queste hanno può giocare un ruolo fondamentale».


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