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Un laboratorio per la sostenibilità nell’aeroporto del futuro

La riforestazione fa parte di una strategia più ampia di assorbimento della CO₂ di Aéroports de la Côte d’Azur. Il gruppo ha ottenuto la Airport Carbon Accreditation di Livello 4+ e ha sviluppato un piano per diventare una piattaforma aeroportuale non emissiva a Nizza, Cannes e Saint Tropez

«Ci definiamo ‘il laboratorio per l’aeroporto del futuro’. Crediamo che il connubio di innovazione e ambizione possa dar vita a una nuova strategia per affrontare il cambiamento climatico, all’insegna del motto: meno consumo, più foreste». È così che Franck Goldnadel, presidente del consiglio di amministrazione di Aéroports de la Côte d’Azur, descrive l’impegno profuso dal secondo hub aeroportuale più trafficato e importante di Francia per migliorare la sua sostenibilità con un piano d’azione articolato e tenere contemporaneamente il passo con l’innovazione nell’intera esperienza dei passeggeri.

Da dieci anni, Aéroports de la Côte d’Azur persegue una strategia proattiva e ambiziosa volta a ridurre le sue emissioni di gas serra: il cosiddetto programma “Cap 2030”. Nonostante gli effetti negativi della crisi sanitaria sulle attività aeroportuali, lo scorso anno il programma è stato addirittura ampliato con l’attuazione di un nuovo progetto di riforestazione. Peraltro, un’iniziativa di tale portata, in questa regione di fama mondiale, forma un parallelo interessante con un’altra strategia simile di resilienza ecologica, attualmente in corso nella stessa città di Nizza.

Per inciso, i tre aeroporti di Nizza Costa Azzurra, Cannes Mandelieu e Saint-Tropez La Môle hanno raggiunto la neutralità carbonica certificata dalla Airport Carbon Accreditation (ACA) di Livello 3+ già nel 2016. Cinque anni dopo, hanno ottenuto anche il Livello 4+ “Transition” dell’ACA, il grado più rigido e impegnativo dello schema. «Questo traguardo dimostra non solo che siamo riusciti a ridurre le nostre emissioni dirette in valore assoluto e a prescindere dal livello del traffico aereo (-4,4% per Nizza, -20% per Cannes-Mandelieu e -27% per l’aeroporto del Golfo di Saint-Tropez), ma anche che la logica del passaggio da compensazione ad assorbimento funziona», dichiara Anne-Cécile Gibault, direttore Strategia e sviluppo sostenibile di Aéroports de la Côte d’Azur.

A Saint-Tropez ad esempio, dove le emissioni residue ammontano a 22 tonnellate (anno 2021), il programma di riforestazione assicura una capacità di assorbimento di 30 tonnellate di CO₂ l’anno. Allo stesso modo, una partnership a tre senza precedenti fra il gruppo, i comuni (Saint-Césaire-sur-Siagne e Carros) e il Corpo forestale nazionale ha permesso di piantare e mantenere diversi ettari di boschi intorno agli aeroporti di Cannes-Mandelieu e Nizza Costa Azzurra. «Questa collaborazione proseguirà e si rafforzerà di anno in anno - afferma Gibault -. Nel 2030 il volume di alberi così piantati riuscirà a catturare circa 300 tonnellate di CO₂, cioè l’equivalente delle emissioni residue degli aeroporti di Nizza e Cannes».

Questa sfida “green” ha acquisito ulteriore rilevanza dopo che, il 27 marzo scorso, l’Aeroporto di Nizza Costa Azzurra ha riaperto il suo Terminal 1. L’hub è anche un pioniere dell’innovazione: dal 2019 ha arricchito la sua gamma di servizi con sistemi di riconoscimento facciale e un’app per controllare lo stato dei voli, prenotare parcheggi, acquistare l’accesso alle Vip lounge o noleggiare un’auto. Il nuovo programma dei voli è simile a quello precedente lo scoppio della pandemia, con collegamenti diretti a 106 destinazioni in 42 paesi, compresi 9 voli a lungo raggio. In questo scenario, Infra Journal ha contattato Goldnadel (nella foto in basso, ndr).
 

In un settore davvero inquinante come l’aviazione, la compensazione è l’unico modo per azzerare le emissioni nette? Ci sono altri metodi per ridurre le emissioni di gas serra?

«La compensazione è e deve rimanere un passo verso l’assorbimento. Per quanto riguarda le emissioni dirette, crediamo che l’elettricità possa limitare il nostro impatto e l’opzione che prediligiamo è quella carbon-free, che ci consente di ridurre rapidamente l’impronta ambientale. Per le emissioni dei velivoli, invece, collaboriamo con i nostri partner per ottimizzare le traiettorie, razionalizzare il traffico aereo e promuovere lo sviluppo di nuovi carburanti a basse emissioni».
 

E per le operazioni di terra? Può farci qualche esempio?

«Da anni chiediamo ai velivoli in sosta di utilizzare le prese installate a terra per prepararsi al volo con l’elettricità invece che con i motori ausiliari, e tutti i nostri ponti di carico sono dotati di rete a 400 Hertz. Nello stesso spirito, sosteniamo gli operatori di terra nella transizione dei loro mezzi e attrezzature di rampa alla versione elettrica. È una somma di più azioni, che racchiudono in sé la speranza di un futuro sostenibile» (immagini nella fotogallery in alto, ndr).
 

Come sta andando la riapertura del Terminal 1 dopo la crisi?

«Abbiamo lavorato sodo per più di tre mesi con tutti i nostri partner per riattivare un terminal rinnovato, migliorato e più efficiente, capace di offrire servizi d’eccellenza. I primi riscontri dei passeggeri sono molto positivi».
 

Come sta cambiando secondo lei il modo di viaggiare? Ha notato qualche nuova abitudine che potrebbe consolidarsi nel tempo?

«È difficile stabilire se i nuovi comportamenti dureranno. Ho però notato quattro aspetti in particolare. Il primo è il desiderio di viaggiare, che rimane immutato. È evidente che la gente è tornata a muoversi e noi abbiamo preparato una ventina di nuovi prodotti nel programma estivo, con un numero record di voli a lungo raggio. Il secondo punto è una conseguenza del telelavoro, che consente di allungare i soggiorni brevi: rispetto a prima, ad esempio, c’è più movimento il giovedì. La terza dimensione è quella dei viaggi d’affari che stanno pian piano riprendendo, ma restano inferiori ai volumi pre-Covid. Questa è una sfida per il territorio, che va raccolta collettivamente dagli operatori del settore turistico. Infine, noto che le compagnie hanno guadagnato in agilità e stanno aprendo nuove linee con più facilità. Lo si deve sia a una revisione degli slot, che alla più recente possibilità di utilizzare aerei efficienti per i voli a lungo raggio da e verso Nizza. Con un A320neoLR si può attraversare l’Atlantico con una tratta diretta. Questa è senza dubbio la principale tendenza emergente, che mette parzialmente in discussione la logica storica degli hub, soprattutto per aeroporti come quello di Nizza».


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