Mentre l’AI divora energia, i data center vanno decarbonizzati
La transizione digitale accelera con l’Intelligenza Artificiale, ma l’infrastruttura tecnologica che la supporta va resa più sostenibile con soluzioni di storage, autoproduzione e migliorando l’efficienza di rete
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Milioni di persone in tutti i continenti vivono in città che affondano, vittime dell’innalzamento dei mari e dell’urbanizzazione. Servono interventi efficaci e non più rimandabili per salvare gli asset e contenere l’impatto dei danni
Sovranità digitale o colonia tech? L’Europa al bivio
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Dai ghiacci agli abissi: la geografia strategica dei data center
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Il ruolo delle infrastrutture critiche tra tensioni geopolitiche e choc globali
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Editor's Hub
L’Intelligenza Artificiale ci interroga e sfida la nostra identità
L’AI generativa raggiungerà livelli di prestazioni “umane” entro la fine del decennio, ma impone un cambio di paradigma accompagnato da incognite in ogni ambito di attività e di organizzazione economica, politica e sociale. L’università si presenta come interlocutore affidabile all’altezza delle sfide che gli individui e le società dovranno affrontare in un futuro molto vicino
L’Intelligenza Artificiale ci interroga e sfida la nostra identità
L’AI generativa raggiungerà livelli di prestazioni “umane” entro la fine del decennio, ma impone un cambio di paradigma accompagnato da incognite in ogni ambito di attività e di organizzazione economica, politica e sociale. L’università si presenta come interlocutore affidabile all’altezza delle sfide che gli individui e le società dovranno affrontare in un futuro molto vicino
760 milioni di euro è il valore del mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia, con una crescita del 52% nel solo 2023. Nel nostro paese, sei grandi aziende su dieci hanno già avviato almeno un progetto di IA (solo il 18% delle piccole e medie imprese). Un connazionale su quattro ha interagito almeno una volta con ChatGPT, anche se otto su dieci manifestano qualche timore per la rivoluzione in atto.
Basterebbero questi pochi dati, presi a prestito della ricerca dell'Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, per capire la portata del fenomeno al quale stiamo andando incontro. La stessa ricerca mette in luce due aspetti importanti: il primo riguarda il mondo del lavoro e il secondo le implicazioni sociali, culturali ed etiche che saremo chiamati, tutti (senza esclusione), ad affrontare.
Già oggi, in Italia, l’Intelligenza Artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di “posti di lavoro equivalenti”, ma da qui a dieci anni potrebbe sostituire 3,8 milioni di persone. Un dato che va correttamente misurato, tenendo in considerazione le previsioni demografiche e la denatalità. A causa dell’invecchiamento della popolazione, e prospettando un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033, questo processo di automazione appare quasi una necessità.
Le imprese lo hanno capito e mostrano grande interesse rispetto al tema, ma anche tanta confusione. Secondo un’indagine condotta da Talent Garden e Politecnico di Milano, il 38% delle aziende intervistate sta pianificando azioni di reskilling e upskilling dei propri dipendenti in chiave IA. Tuttavia, più della metà (55%) non sa quale budget destinare alle attività di formazione, come a dire che ne percepiscono la necessità, ma non hanno le idee ben chiare.
Come già accaduto con la sostenibilità e il “green washing”, anche in tema di digitale il rischio è quello dell’”AI washing”, un fenomeno che può essere confinato solo attraverso la competenza. Qui l’università si presenta come un interlocutore affidabile.
Secondo il “Jobs of the Future” Report del World Economic Forum (2023), nei prossimi cinque anni sei lavoratori su dieci avranno bisogno di formazione ad hoc. Non è un caso che il Politecnico di Milano abbia lanciato, nel 2022, AIRIC - Artificial Intelligence Research and Innovation Center: un ponte tra università e imprese, sia per guidarle nell’introduzione dell’IA nei propri processi e prodotti sia per supportarle nello sviluppo di competenze interne che siano all’altezza delle sfide future.
«È difficile pensare ad una singola tecnologia che nei prossimi 50 anni plasmerà il nostro mondo più dell’Intelligenza Artificiale». Lo aveva detto Barack Obama, anni fa. Oggi non abbiamo dubbi sulla portata della sfida in atto. E, come sempre nell’evoluzione di ogni tecnologia emergente, dopo una fase di fermento arriva un punto di inflessione: da quel momento in poi, l'impatto esercitato sulla società subisce una drastica accelerata. Lo abbiamo già toccato con mano alla fine degli anni Novanta con l'accesso di massa alla rete internet e alla fine degli anni Duemila con la diffusione del mobile.
Anche in questo caso, non c’è dubbio che siamo di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma. In particolare si stima che l’intelligenza generativa possa raggiungere prestazioni umane entro la fine di questo decennio in ambiti legati alla creatività, al ragionamento logico, al problem solving, alla comprensione del linguaggio naturale. Aumenterà quindi il bisogno di lavoratori e di cittadini alfabetizzati, in ogni settore professionale e in molti contesti di interazione. E questo implicherà non solo nuove competenze, ma un nuovo modo di pensare in cui sarà fondamentale saper porre le domande giuste.
Tradotto, sarà determinante sviluppare senso critico, capire se e come questo cambiamento si dimostrerà sostenibile, nell’accezione più ampia del termine. Il modo in cui gestiremo la transizione verso l’Intelligenza Artificiale generativa segnerà un passaggio identitario come individui, come entità sociali, come organizzazioni politiche. L’Europa ha già espresso una posizione chiara di tutela dei valori democratici e dell’individuo ed è nel solco dell’Ai Act e della prevenzione del rischio che vanno ricondotte le evoluzioni in corso.
* rettrice del Politecnico di Milano
«Cambiare la mobilità non è più un’opzione e la chiave sono i dati»
«Dobbiamo ripensare da zero il nostro modo di spostarci per raggiungere gli obiettivi di emissioni fissati dal Green Deal dell’UE»: queste le parole di Markus Schlitt, CEO di Yunex Traffic, leader mondiale nei Sistemi di trasporto intelligente (Its). L’impresa è ambiziosa, ma diventa fattibile se si sa da dove partire...
«Cambiare la mobilità non è più un’opzione e la chiave sono i dati»
«Dobbiamo ripensare da zero il nostro modo di spostarci per raggiungere gli obiettivi di emissioni fissati dal Green Deal dell’UE»: queste le parole di Markus Schlitt, CEO di Yunex Traffic, leader mondiale nei Sistemi di trasporto intelligente (Its). L’impresa è ambiziosa, ma diventa fattibile se si sa da dove partire...
Il futuro della mobilità si prospetta tutto all’insegna dei veicoli a guida autonoma negli ambienti urbani ed extraurbani e delle infrastrutture digitalizzate al servizio di vetture, autocarri e trasporti pubblici autonomi, elettrici e connessi. Pertanto, quando si parla di città intelligenti, bisogna mettere in conto un aggiornamento della mobilità finalizzato a una gestione sostenibile del traffico. Un aiuto in tal senso può giungere dai Sistemi di trasporto intelligente (ITS).
Ottimizzare il flusso di traffico ha a tutti gli effetti un impatto benefico sulla qualità dell’aria e sulla sicurezza stradale, dal momento che le strade principali risultano decongestionate e si forniscono servizi innovativi per migliorare l’esperienza di viaggio degli utenti finali. Pioniere nell’innovazione, Yunex Traffic fornisce questo tipo di soluzioni con una specializzazione nello sviluppo e nella fornitura di piattaforme hardware e software integrate.
L’azienda conta oltre 3.000 dipendenti e opera già in più di 600 città (tra cui Londra, Dubai, Berlino, Bogotà e Miami), dislocate in 40 paesi e 4 continenti (Europa, Americhe, Asia e Oceania). Ha stabilimenti di assemblaggio e centri di ricerca e sviluppo in Europa e negli Stati Uniti.
Già attiva in passato con il nome di Siemens ITS, Yunex Traffic è una società indipendente dal 2021 e lo scorso luglio è stata acquisita da Atlantia, un attore globale leader nel settore delle concessioni di infrastrutture di trasporto e di servizi avanzati di mobilità, con più di 23.000 dipendenti in tutto il mondo. La vendita si è conclusa al prezzo offerto di 950 milioni di euro, dopo una gara d’appalto internazionale indetta da Siemens.
Yunex Traffic punta a consolidare la propria posizione di punta a livello globale nei sistemi di gestione adattiva del traffico, nelle soluzioni intelligenti per il collegamento in rete del traffico e nei sistemi di pedaggio. Infra Journal ha contattato Markus Schlitt (nella foto sotto, ndr), confermato in qualità di CEO per guidare l’azienda in questo percorso.
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Sembrava solo fantasia ma ora è realtà: le macchine che imitano le facoltà della mente umana sono arrivate e sono qui per restare. Sam Altman ha reso l’Intelligenza Artificiale a portata di tutti, grazie a OpenAI. La sua creatura, ChatGPT impone all’uomo delle domande, che “Pionieri del futuro” affronterà con l’aiuto di un neuroscienziato e di un ospite del tutto… inatteso.
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