Viaggiare e fare turismo in modo inclusivo: una risorsa per tutti
Da industria estrattiva a opportunità di sviluppo per un ecosistema: secondo gli esperti è possibile liberare il turismo dal binomio fra opportunità e consumo, crescita e diseguaglianze
New York, sei mesi dopo: cosa resta delle promesse elettorali sul trasporto pubblico
Il sindaco Mamdani è stato eletto anche grazie a un programma ambizioso dedicato al trasporto pubblico, che includeva autobus gratuiti. Ecco obiettivi raggiunti e in cantiere, in una sfida inedita per New York
Dai nanosatelliti alle fabbriche orbitali: tutte le infrastrutture dello spazio
La space economy vede aziende e Stati sempre più impegnati a occupare le orbite con una grande varietà di innovative infrastrutture spaziali per primeggiare nella competizione globale. Ecco cosa si muove sopra le nostre teste – e non solo.
«Lo spazio? Un’infrastruttura digitale globale. E noi la costruiamo»
La traiettoria di D-Orbit, l’azienda di logistica spaziale partita nel 2011 dalla Lombardia trasporta satelliti in orbita, cloud, geointelligence e guarda al futuro tra data center e riciclo orbitante
Da risorsa a problema sociale? L’insostenibile paradosso del troppo turismo
Il caro-affitti, l’affollamento indiscriminato e lo sfruttamento delle risorse naturali impongono il ripensamento di un modello di sviluppo turistico che sta mostrando i suoi limiti. Con un jolly da giocare: la mobilità sostenibile
«Sì, viaggiare è ancora bellissimo. Ma per farlo ti serve una filosofia»
In un mondo sempre più saturo di turismo ma attraversato da tensioni e cambiamenti, si torna a riflettere su quello che l’uomo fa da sempre: viaggiare. Infra Journal ne parla con il filosofo Rudi Capra
Editor's Hub
Il ruolo delle infrastrutture critiche tra tensioni geopolitiche e choc globali
Un nuovo equilibrio tra efficienza, difesa e resilienza è necessario per le reti logistiche, di comunicazione e approvvigionamento. Ecco le priorità che danno forma alle nuove infrastrutture in un mondo in rapido cambiamento
Il ruolo delle infrastrutture critiche tra tensioni geopolitiche e choc globali
Un nuovo equilibrio tra efficienza, difesa e resilienza è necessario per le reti logistiche, di comunicazione e approvvigionamento. Ecco le priorità che danno forma alle nuove infrastrutture in un mondo in rapido cambiamento
Le tensioni geopolitiche, gli choc economici e gli eventi climatici stanno ridisegnando la geografia della connettività legata alle infrastrutture considerate “critiche”. La domanda di nuove infrastrutture è già trainata dalla necessità di sostituire asset obsoleti (si pensi agli USA), da nuove esigenze di mercato (si pensi alla costruzione di data center o sistemi di accumulo) e da dinamiche demografiche (si pensi alla rapida urbanizzazione nei Paesi in via di sviluppo). Tuttavia, il mantra dell’efficienza, che per decenni ha guidato la globalizzazione e quindi gli investimenti infrastrutturali, sta lasciando maggior spazio a quello della resilienza nella pianificazione di reti logistiche, energetiche, idriche, digitali, militari o finanziarie. Perché questa tendenza è in atto?
Primo, i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, la guerra ibrida nell’Est Europa e nel Mar Baltico e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno mostrato quanto la dipendenza da un numero limitato di fornitori o snodi geografici (choke points) possa essere strumentalizzata a fini militari o geoeconomici. Settori come energia, materie prime critiche e semiconduttori sono gli esempi più emblematici di tale dinamica: volontarie interruzioni di fornitura da parte di Stati o attori privati ostili possono danneggiare filiere industriali, minare la crescita economica e influenzare la stabilità altrui. Infatti, in nome del più alto e sempre più esteso concetto di sicurezza nazionale ed economica, un governo può far digerire ai propri cittadini costi rilevanti.
Secondo, la pandemia, la crisi di siccità a Panama nel 2023-24 o l’arenamento della Ever Given nel Canale di Suez nel 2021 hanno dimostrato come singoli eventi non certo dettati dalla logica di potenza possano bloccare una fetta rilevante del traffico commerciale globale per giorni, con effetti immediati e diffusi. Sono ben 27 i choke points nel mondo e gli choc climatici sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni.
Terzo, l’integrazione rapida di nuove tecnologie è parte della soluzione per una maggiore resilienza delle infrastrutture (si pensi all’intelligenza artificiale o all'Internet of Things), ma può anche aumentare la probabilità di shock. L’espansione dei sistemi digitali interconnessi e delle infrastrutture critiche esposte al cyberspazio fa crescere il rischio sia di sovraccarichi nelle reti elettriche sia di attacchi informatici.
In un mondo in così rapido cambiamento occorre puntare sulla ridondanza (un concetto ampiamente in uso nel campo digitale) di linee produttive, reti infrastrutturali e rotte commerciali.
Due ragioni possono aiutare a capire l’importanza di investire in ridondanza per l’Unione europea. La prima è il cambiamento climatico: entro la fine del secolo, rispetto a oggi, le infrastrutture di trasporto europee saranno soggette in media a ondate di calore da 28,8 a 34,4 volte in più, siccità da 20 a 36,4 volte in più, inondazioni fluviali dal 20 all’80% in più, incendi boschivi dal 20 al 230% in più e cicloni tropicali dallo 0 al 10% in più.
La seconda ragione è il peso del commercio per il blocco comunitario. Sul piano economico, nel 2024 la somma delle esportazioni e importazioni extra-UE di beni e servizi è ammontata al 43% del PIL comunitario. Dal punto di vista strategico, l’UE ha la rete di accordi commerciali più ampia al mondo, con oltre 40 accordi che coinvolgono 76 Paesi; e la lista è destinata ad allungarsi.
La Strategia per la sicurezza economica dell’UE, presentata dalla Commissione von der Leyen a giugno 2023, va nella direzione giusta, perlomeno sulla carta. I rischi da monitorare rientrano in quattro macrocategorie:
- rischi per la resilienza delle catene di approvvigionamento, compresa la sicurezza energetica;
- rischi per la sicurezza fisica e la cybersicurezza delle infrastrutture critiche;
- rischi connessi alla sicurezza tecnologica e a fughe tecnologiche;
- rischi di strumentalizzazione delle dipendenze economiche o di coercizione economica.
Per affrontare e prevenire i suddetti rischi e rafforzare la resilienza della propria economia tra infrastrutture e commercio, l’UE si prefigge di agire su tre fronti: “promozione, protezione e partenariato”. E lo sta facendo da anni.
Sul primo fronte, va menzionato il completamento dell'infrastruttura transeuropea dei trasporti nell’alveo del rivisto Regolamento TEN-T. Sul secondo, vanno ricordate alcune iniziative come la Direttiva sulla resilienza dei soggetti critici o a quelle sui sistemi informativi e di rete. Sul terzo, la guerra in Ucraina e quella in Medio Oriente (con crisi del Mar Rosso annessa) hanno approfondito la riflessione in sede UE sullo sviluppo di corridoi commerciali alternativi più o meno nuovi, come l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), il Middle Corridor eurasiatico e i 12 Corridoi strategici in Africa nell’ambito del Global Gateway. La resilienza del sistema Europa passa da qui.
di Roberto Italia, Junior Research Fellow dell’ISPI Geoeconomics Centre
[immagine di Ronald Kötz da Pixabay]
Infrastrutture: ecco perché (nonostante tutto) conviene ancora essere sostenibili
In un mondo attraversato da tensioni geopolitiche e da guerre commerciali, la sostenibilità rischia di essere vista più come un costo che come un valore aggiunto. Una "tentazione" da analizzare con il supporto di AIS
Infrastrutture: ecco perché (nonostante tutto) conviene ancora essere sostenibili
In un mondo attraversato da tensioni geopolitiche e da guerre commerciali, la sostenibilità rischia di essere vista più come un costo che come un valore aggiunto. Una "tentazione" da analizzare con il supporto di AIS
Non può esserci sviluppo senza sostenibilità. Perché la sostenibilità crea competitività e valore economico. Il Rapporto AIS 2025 affronta con rigore scientifico e spirito divulgativo i temi cruciali che legano sostenibilità, crescita economica, competitività e infrastrutture. Un fil rouge indispensabile che nell’ultimo anno è stato messo in discussione dai dubbi che hanno frenato la transizione ecologica.
«Un raffreddamento politico sbagliato», spiega Lorenzo Orsenigo, presidente dell’Associazione Infrastrutture Sostenibili, riferimento per la sostenibilità del sistema infrastrutturale italiano che, nel suo ultimo studio, ha scelto di puntare sulla concretezza dei dati per dimostrare, attraverso esempi concreti, come «le imprese sostenibili siano più efficienti, competitive e pronte al futuro. Un punto di partenza per lo sviluppo delle infrastrutture di oggi e di domani», aggiunge Orsenigo se vogliamo puntare «al progresso e non solo allo sviluppo».
Una sorta di monito visto che, come racconta il curatore del Rapporto AIS 2025 Marco Panara, negli ultimi due anni il clima intorno ai temi della sostenibilità è decisamente cambiato. «Dopo una fase di grande attenzione da parte dell’opinione pubblica assistiamo a un vero e proprio vento contrario, un rallentamento che in Italia riguarda le rinnovabili - spiega -. Anche in Europa, osserva, si registra una crescente resistenza nei confronti del Green Deal, con un ridimensionamento degli sforzi verso la riduzione delle emissioni e gli obiettivi di sviluppo sostenibile».
Un contesto non omogeneo a livello globale visto che, per esempio, da Cina e India arrivano segnali incoraggianti. E molte grandi imprese stanno comprendendo che il cambiamento climatico è reale, e che servono investimenti adeguati per affrontarlo.
Un panorama frammentato in cui il tempo è un fattore chiave e «il costo del non fare è spesso molto più alto del costo dell’azione». Rimandare significa esporsi a eventi climatici sempre più gravi e, di conseguenza, a danni maggiori e investimenti più onerosi per riparare.
«L’aumento delle temperature, da qui al 2030, potrebbe determinare una riduzione del 2% delle ore lavorate a livello globale, con un impatto pari a 2.400 miliardi di dollari - sottolinea Panara -. A questi si aggiungono i costi legati alla perdita di biodiversità e all’iper-sfruttamento delle risorse naturali, stimati in 2.700 miliardi l’anno».
Inoltre gli eventi estremi causano già ora un costo superiore ai mille miliardi di dollari l’anno. «Per fare un paragone, l’investimento necessario a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C sarebbe pari a un quinto dei danni economici causati dal mancato intervento».
C’è poi uno stretto legame tra crescita economica e sostenibilità. «Le imprese che investono nella sostenibilità crescono di più, attraggono investitori, talenti, innovano meglio e affrontano con maggiore forza i mercati internazionali. Non a caso, le loro quotazioni in Borsa tendono ad essere superiori rispetto a quelle delle aziende più conservative». È in questo quadro che le infrastrutture sostenibili diventano una opportunità strategica. E possono fare la differenza.
«Il patrimonio infrastrutturale globale è spesso obsoleto e carente - evidenzia Panara -. Servono investimenti massicci, e devono essere indirizzati verso infrastrutture sostenibili. Sono proprio queste le più esposte ai rischi climatici, ma anche quelle che offrono le maggiori opportunità». In Europa serve recuperarle e adeguarle alla sostenibilità, nei Paesi in via di sviluppo crearne di nuove secondo queste metriche.
«I dati dimostrano che le infrastrutture sostenibili hanno una maggiore durata, un impatto ambientale minore, costi di manutenzione più bassi e rendimenti superiori: fino al 20% in più rispetto a quelle tradizionali». Non solo una scelta etica, dunque, ma anche economica. «La sostenibilità è una necessità, non un’opzione. E soprattutto è un’opportunità».
Un nodo cruciale, secondo Panara, è arrivare rapidamente a una tassonomia chiara delle infrastrutture sostenibili, per facilitare anche gli investimenti privati. «Se pianificate e gestite con rigore, le infrastrutture green sono altamente redditizie, ideali per investitori a lungo termine e con basso profilo di rischio. Sarebbe utile in Italia che questa tassonomia entrasse nel Codice degli Appalti, ma per ora non è così», commenta Panara.
«Pur senza requisiti obbligatori - conclude Orsenigo –, c’è tuttavia da osservare che gli attori italiani che operano nelle infrastrutture hanno capito quanto sia importante la sostenibilità delle opere stesse, una condizione che le rende anche più certe, finanziabili e a minor rischio di fallimento».
Non a caso esistono molti progetti certificati con protocollo Envision uno strumento creato negli Stati Uniti che aiuta a progettare e valutare opere infrastrutturali (come strade, piazze e ferrovie) in base a criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, utilizzando un framework di 64 indicatori. Le opere vengono poi certificate in base a quattro livelli (verified, silver, gold, platinum) a seconda dei punteggi raggiunti. Questa metrica permette di effettuare investimenti con un ritorno in termini di durata dell'opera, ciclo di vita sostenibile e tutela della qualità della vita. E infine facilita il processo decisionale, promuove la trasparenza e coinvolge gli stakeholder.
Media Hub
Geopolitica, economia, sostenibilità e tecnologia stanno ridisegnando il turismo verso il 2030. Opportunità e rischi si intrecciano. Ecco lo scenario immaginato dal World Economic Forum.
Sembrava solo fantasia ma ora è realtà: le macchine che imitano le facoltà della mente umana sono arrivate e sono qui per restare. Sam Altman ha reso l’Intelligenza Artificiale a portata di tutti, grazie a OpenAI. La sua creatura, ChatGPT impone all’uomo delle domande, che “Pionieri del futuro” affronterà con l’aiuto di un neuroscienziato e di un ospite del tutto… inatteso.
Richard Branson, Jeff Bezos e Elon Musk sono i protagonisti di una sfida mai vista prima nella storia dell’uomo, tra lanci di satelliti e voli orbitali. Il mondo che nascerà dalla space economy dipende anche da loro: ecco chi sono i magnati del pianeta con interessi spaziali, tra successi, aspirazioni e qualche stravaganza di troppo
Green
Progetti a minor impatto ambientale e soluzioni a prova di futuro per una sostenibilità che parte dalle fondamenta.
L’economista premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus è diventato famoso in tutto il mondo con l'invenzione del micro-credito e del business sociale. Un leader di pensiero che ha dedicato la vita a sconfiggere la povertà attraverso nuove idee di inclusione economica e sostenibilità, partendo da uno dei paesi più difficili al mondo, il Bangladesh
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