Dai nanosatelliti alle fabbriche orbitali: tutte le infrastrutture dello spazio
La space economy vede aziende e Stati sempre più impegnati a occupare le orbite con una grande varietà di innovative infrastrutture spaziali per primeggiare nella competizione globale. Ecco cosa si muove sopra le nostre teste – e non solo.
«Lo spazio? Un’infrastruttura digitale globale. E noi la costruiamo»
La traiettoria di D-Orbit, l’azienda di logistica spaziale partita nel 2011 dalla Lombardia trasporta satelliti in orbita, cloud, geointelligence e guarda al futuro tra data center e riciclo orbitante
Sul filo tra sicurezza e mix di fonti: il rebus della crisi energetica
Se il vecchio sistema andava superato, la transizione green sconta ulteriori ritardi, mentre guerre e tensioni geopolitiche frenano l’innovazione
Mentre l’AI divora energia, i data center vanno decarbonizzati
La transizione digitale accelera con l’Intelligenza Artificiale, ma l’infrastruttura tecnologica che la supporta va resa più sostenibile con soluzioni di storage, autoproduzione e migliorando l’efficienza di rete
Io, l’altro e il satellite
Il navigatore GPS è ormai indispensabile ma come cambiano il viaggio, l'esperienza del territorio e le nostre competenze sociali e cognitive? Quali rischi implica questa mediazione tech con l'immediato vicino?
Il ruolo delle infrastrutture critiche tra tensioni geopolitiche e choc globali
Un nuovo equilibrio tra efficienza, difesa e resilienza è necessario per le reti logistiche, di comunicazione e approvvigionamento. Ecco le priorità che danno forma alle nuove infrastrutture in un mondo in rapido cambiamento
Editor's Hub
L’Intelligenza Artificiale ci interroga e sfida la nostra identità
L’AI generativa raggiungerà livelli di prestazioni “umane” entro la fine del decennio, ma impone un cambio di paradigma accompagnato da incognite in ogni ambito di attività e di organizzazione economica, politica e sociale. L’università si presenta come interlocutore affidabile all’altezza delle sfide che gli individui e le società dovranno affrontare in un futuro molto vicino
L’Intelligenza Artificiale ci interroga e sfida la nostra identità
L’AI generativa raggiungerà livelli di prestazioni “umane” entro la fine del decennio, ma impone un cambio di paradigma accompagnato da incognite in ogni ambito di attività e di organizzazione economica, politica e sociale. L’università si presenta come interlocutore affidabile all’altezza delle sfide che gli individui e le società dovranno affrontare in un futuro molto vicino
760 milioni di euro è il valore del mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia, con una crescita del 52% nel solo 2023. Nel nostro paese, sei grandi aziende su dieci hanno già avviato almeno un progetto di IA (solo il 18% delle piccole e medie imprese). Un connazionale su quattro ha interagito almeno una volta con ChatGPT, anche se otto su dieci manifestano qualche timore per la rivoluzione in atto.
Basterebbero questi pochi dati, presi a prestito della ricerca dell'Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, per capire la portata del fenomeno al quale stiamo andando incontro. La stessa ricerca mette in luce due aspetti importanti: il primo riguarda il mondo del lavoro e il secondo le implicazioni sociali, culturali ed etiche che saremo chiamati, tutti (senza esclusione), ad affrontare.
Già oggi, in Italia, l’Intelligenza Artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di “posti di lavoro equivalenti”, ma da qui a dieci anni potrebbe sostituire 3,8 milioni di persone. Un dato che va correttamente misurato, tenendo in considerazione le previsioni demografiche e la denatalità. A causa dell’invecchiamento della popolazione, e prospettando un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033, questo processo di automazione appare quasi una necessità.
Le imprese lo hanno capito e mostrano grande interesse rispetto al tema, ma anche tanta confusione. Secondo un’indagine condotta da Talent Garden e Politecnico di Milano, il 38% delle aziende intervistate sta pianificando azioni di reskilling e upskilling dei propri dipendenti in chiave IA. Tuttavia, più della metà (55%) non sa quale budget destinare alle attività di formazione, come a dire che ne percepiscono la necessità, ma non hanno le idee ben chiare.
Come già accaduto con la sostenibilità e il “green washing”, anche in tema di digitale il rischio è quello dell’”AI washing”, un fenomeno che può essere confinato solo attraverso la competenza. Qui l’università si presenta come un interlocutore affidabile.
Secondo il “Jobs of the Future” Report del World Economic Forum (2023), nei prossimi cinque anni sei lavoratori su dieci avranno bisogno di formazione ad hoc. Non è un caso che il Politecnico di Milano abbia lanciato, nel 2022, AIRIC - Artificial Intelligence Research and Innovation Center: un ponte tra università e imprese, sia per guidarle nell’introduzione dell’IA nei propri processi e prodotti sia per supportarle nello sviluppo di competenze interne che siano all’altezza delle sfide future.
«È difficile pensare ad una singola tecnologia che nei prossimi 50 anni plasmerà il nostro mondo più dell’Intelligenza Artificiale». Lo aveva detto Barack Obama, anni fa. Oggi non abbiamo dubbi sulla portata della sfida in atto. E, come sempre nell’evoluzione di ogni tecnologia emergente, dopo una fase di fermento arriva un punto di inflessione: da quel momento in poi, l'impatto esercitato sulla società subisce una drastica accelerata. Lo abbiamo già toccato con mano alla fine degli anni Novanta con l'accesso di massa alla rete internet e alla fine degli anni Duemila con la diffusione del mobile.
Anche in questo caso, non c’è dubbio che siamo di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma. In particolare si stima che l’intelligenza generativa possa raggiungere prestazioni umane entro la fine di questo decennio in ambiti legati alla creatività, al ragionamento logico, al problem solving, alla comprensione del linguaggio naturale. Aumenterà quindi il bisogno di lavoratori e di cittadini alfabetizzati, in ogni settore professionale e in molti contesti di interazione. E questo implicherà non solo nuove competenze, ma un nuovo modo di pensare in cui sarà fondamentale saper porre le domande giuste.
Tradotto, sarà determinante sviluppare senso critico, capire se e come questo cambiamento si dimostrerà sostenibile, nell’accezione più ampia del termine. Il modo in cui gestiremo la transizione verso l’Intelligenza Artificiale generativa segnerà un passaggio identitario come individui, come entità sociali, come organizzazioni politiche. L’Europa ha già espresso una posizione chiara di tutela dei valori democratici e dell’individuo ed è nel solco dell’Ai Act e della prevenzione del rischio che vanno ricondotte le evoluzioni in corso.
* rettrice del Politecnico di Milano
Il risiko delle potenze nello spazio: le mosse sulla mappa geopolitica
Lo scenario globale vede sempre più paesi uniti dagli stessi ideali allineati tra loro anche nella nuova corsa allo spazio, mentre sorge una new space economy sempre più decisiva per la competizione industriale. Serve tuttavia una maggiore cooperazione internazionale per tutelare lo spazio come bene comune e per raggiungere i grandi obiettivi condivisi dell’umanità
Il risiko delle potenze nello spazio: le mosse sulla mappa geopolitica
Lo scenario globale vede sempre più paesi uniti dagli stessi ideali allineati tra loro anche nella nuova corsa allo spazio, mentre sorge una new space economy sempre più decisiva per la competizione industriale. Serve tuttavia una maggiore cooperazione internazionale per tutelare lo spazio come bene comune e per raggiungere i grandi obiettivi condivisi dell’umanità
La grande accelerazione. Questa può essere la definizione più appropriata per descrivere gli eventi che, dalla fine dello scorso decennio, hanno dato vita ad una nuova corsa allo spazio. Diversamente da quella vissuta tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, in cui si trattava essenzialmente di una corsa a due (Stati Uniti e Unione Sovietica), oggi si incontrano molti più attori impegnati. Più Paesi, come gli Stati del Golfo, ma anche India, Giappone e Brasile. Dall’altro, è iniziato l’ingresso su larga scala di attori privati, che stanno ridisegnando le regole del gioco e rendono le norme del diritto spaziale elaborate alla fine degli anni Settanta oggi largamente desuete.
Gli schieramenti
Inoltre, lo scenario internazionale della nuova corsa allo spazio sembra replicare gli schieramenti che attualmente si stanno confrontando nelle più ampie relazioni internazionali, con Paesi like-minded allineati anche nella corsa allo spazio. La Luna sembra essere il prossimo passo del confronto geopolitico nello spazio. Da una parte, Stati Uniti, insieme a molti altri Paesi occidentali, del Golfo e dell’America Latina che sono impegnati nel programma Artemis targato NASA, che prevede il ritorno dell’uomo e della prima donna sulla Luna entro il 2026, per poi procedere alla costruzione di una base cislunare e alla presenza stabile sulla Luna, con la prospettiva di andare verso Marte.
Dall’altra parte, Cina e Russia sono impegnate nella costruzione di una stazione permanente di ricerca sulla Luna (ILRS) entro il 2036, impegno che vede coagulare l’interesse di un numero sempre maggiore di Paesi del Global South. In questo contesto si inserisce la recente dichiarazione di Yuri Borisov, capo dell'agenzia spaziale russa Roscosmos, con cui lo scorso 5 marzo ha affermato che Russia e Cina stanno valutando la possibilità di installare una centrale nucleare sulla Luna entro il 2035. Ribadendo l’assoluta volontà russa di non installare armi nucleari nello spazio, ha sottolineato che una centrale nucleare sulla Luna potrebbe fornire elettricità sufficiente per alimentare i futuri insediamenti lunari. Pur non facendo riferimento esplicito ad ILRS, una centrale di energia nucleare potrebbe evidentemente fornire energia anche alla già annunciata stazione lunare sino-russa.
In queste iniziative congiunte assume un peso sempre più preponderante la Cina, con un ruolo di junior partner ormai assegnato a Mosca, in particolare dopo il fallimento della recente missione di Mosca sulla Luna. L’idea di Pechino di costruire alleanze nel campo spaziale è centrale anche nel quadro della Stazione spaziale cinese Tiangong, da poco operativa e che diverrà uno strumento geopolitico cruciale, soprattutto dopo lo smantellamento della Stazione spaziale internazionale (ISS) all’inizio del prossimo decennio.
Tuttavia, come anticipato, altri attori si stanno affacciando in modo efficace sullo scenario della nuova corsa allo spazio. L’India, ad esempio, ha lanciato una nuova strategia spaziale lo scorso anno, aprendo al settore privato, e nell’agosto 2023 è diventata il quarto Paese a far atterrare un veicolo spaziale sulla Luna. Nel Golfo, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sono impegnate in prima linea nell’accesso autonomo allo spazio, e giocano spesso sulla cooperazione con entrambi i “blocchi”. Nel grande gioco dello spazio anche l’Africa intende condurre la propria partita. Per ora nessun Paese è dotato di un accesso autonomo allo spazio, ma si moltiplicano le collaborazioni tra i maggiori Stati africani e maggiori Potenze spaziali, Cina in particolare, per creare reti nazionali di satelliti a duplice uso civile e militare.
Le criticità per l'Unione europea
L’Unione europea, d’altro canto, sta cercando di recuperare un accesso autonomo allo spazio, attraverso i nuovi lanciatori Ariane 6 e VEGA C, che dovrebbero essere pronti entro il 2024. Si tratta di un pilastro fondamentale della più ampia autonomia strategica europea, soprattutto per rimanere competitivi nella corsa allo spazio. Tuttavia, è necessario guardare oltre: le maggiori aziende americane, tra cui Space X, sono già in grado di utilizzare lanciatori riutilizzabili, abbattendo notevolmente i costi di lancio. L’Europa, da questo punto di vista, deve accelerare e favorire (anche attraverso venture capital) lo sviluppo di nuove tecnologie e di una filiera economica e industriale spaziale che riesca a stare al passo con i maggiori competitor internazionali, soprattutto sostenendo il partenariato tra attori pubblici e privati. In tal senso, centrale risulta essere l’Alleanza europea sui lanciatori spaziali, creata nell’ambito della Strategia industriale europea.
Il ruolo dei privati
In effetti, la nuova corsa allo spazio non può prescindere dal ruolo del settore privato, sempre più centrale nell’offrire servizi ad altri attori privati ma anche alle stesse agenzie spaziali quali la NASA, ad esempio assicurando sistemi di trasporto da e verso la Stazione spaziale internazionale. Si può dire, infatti, che Space X (ancor di più nel prossimo futuro attraverso il veicolo di lancio Starship) sia diventata il perno centrale per garantire l’accesso autonomo allo spazio degli Stati Uniti e per permettere l’avanzamento del programma spaziale americano. Grazie alla riduzione dei costi di lancio, passati da 65mila dollari al chilogrammo agli attuali 1.500 dollari al kg (con ulteriori prospettive di discesa), nuove attività spaziali risultano sempre più accessibili, in particolare il lancio di satelliti anche da parte di piccole e medie aziende, o da parte di grande aziende nella forma di costellazioni. Il programma Starlink di Elon Musk ne è un chiaro esempio, con la creazione di una mega costellazione di satelliti per offrire un servizio di connettività Internet alta velocità a livello globale. In ragione di questo repentino sviluppo, attualmente più di 8.300 satelliti sono attivi in orbita, che potranno diventare oltre 40mila entro pochi anni.
Inedite sinergie
La nuova corsa allo spazio si sta dimostrando capace di favorire una crescita stabile e sostenibile dell’industria spaziale, ribattezzata “new space economy” per differenziarla dall’economia spaziale che si è sviluppata durante la guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. La differenza più significativa tra la vecchia e la nuova corsa allo spazio è la crescente sinergia che si sta sviluppando tra i tradizionali attori dello scenario spaziale, principalmente pubblici, e il settore privato. Questo radicale cambiamento nell’industria ha permesso di ridurre notevolmente i costi in quei settori in cui gli attori privati hanno iniziato ad agire secondo regole di mercato, dando un notevole impulso all’innovazione. Secondo le più recenti stime della Space Foundation, il valore della new space economy è aumentato per sette anni consecutivi dal 2015 al 2022, arrivando quasi a raddoppiare il suo valore in meno di un decennio. Se nel 2015 infatti era di poco superiore ai 300 miliardi di dollari a livello mondiale, nel 2022 è stato raggiunto un picco di 546 miliardi di dollari.
Investimenti e sviluppi
Tradizionalmente il valore stimato della space economy si basa su attività upstream (infrastrutture spaziali, satelliti, vettori, stazioni spaziali) e downstream (servizi che vengono sviluppati a terra basandosi sui dati raccolti dai dispositivi in orbita). L'upstream, abilitando il downstream, rappresenta un mercato di 280 miliardi di dollari, guidato da investitori come Paul Allen, Richard Branson, Jeff Bezos ed Elon Musk. Attualmente, il segmento satellitare è il più attenzionato da imprenditori ed investitori attraendo l’88% degli investimenti totali (circa 246 miliardi di dollari per il periodo 2014-22), seguiti dalle società impegnate in servizi di lancio, con circa 28,9 miliardi nello stesso periodo.
La new space economy presenta opportunità di sviluppo in diversi settori. L'esplorazione spaziale offre prospettive per applicazioni commerciali diffuse, come ad esempio il turismo spaziale. Un ruolo sempre più importante sarà inoltre giocato nel corso dei prossimi anni dalla costruzione e dall’esercizio di nuove stazioni spaziali commerciali, che saranno un volano fondamentale per lo sviluppo di nuovi settori della new space economy e di tecnologie innovative. È da inserire in questo contesto la recente missione Ax-3 di Axiom Space che è rientrata sulla Terra a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX lo scorso 9 febbraio, concludendo così la terza missione privata di astronauti sull’ISS.
Grazie allo sviluppo tecnologico e alla riduzione consistente dei costi di lancio, inoltre, si sta aprendo una vera e propria “corsa all’oro spaziale”, ossia tutti quei minerali critici come cobalto, nickel, iridio, platino, selenio e gallio. Si tratta di materiali fondamentali per applicazioni industriali quali le turbine eoliche, le batterie, i veicoli elettrici, i pannelli fotovoltaici e i semiconduttori. Dagli asteroidi e da altri corpi celesti (come Luna e Marte) potrebbe quindi venire un importante contributo per la transizione energetica della Terra.
I rischi per la sostenibilità
Si pone, tuttavia, il problema sempre più pressante della sostenibilità delle attività spaziali. L’aumento esponenziale dei lanci, il crescente numero di satelliti in orbita, nonché esperimenti di carattere militare condotti dalle maggiori Potenze spaziali (come i test di armi anti-satellite perseguiti da Stati Uniti, Cina, e più recentemente nel 2021 dalla Russia), hanno prodotto un numero molto elevato di detriti spaziali, che rappresentano anche un forte elemento di pericolosità per le attività spaziali stesse. Importante è quindi la decisione unilaterale degli Stati Uniti del 2022 di una moratoria sui test antisatellite, seguita da misure analoghe di molti paesi occidentali e da una risoluzione non vincolante dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ulteriori preoccupazioni su questo fronte sono arrivate recentemente dall’annuncio da parte degli Stati Uniti, che hanno accusato la Federazione Russa di voler costruire un'arma nucleare antisatellite nello spazio. Nonostante la Russia abbia negato le accuse, l’episodio ha destato molta preoccupazione a Washington poiché la detonazione di un’arma di questo tipo potrebbe interrompere qualsiasi tipo di comunicazioni, da quelle militari ai servizi di navigazione telefonica.
Come emerge da questo quadro generale, lo spazio è un bene comune globale e la cooperazione è fondamentale per raggiungere obiettivi condivisi di importanza cruciale, come la mitigazione del cambiamento climatico, nonché per la ricerca di nuove tecnologie per garantire i progressi in diversi campi, come l'energia e la medicina. Soprattutto, l'esplorazione dello spazio è un'attività costosa che richiede le tecnologie più avanzate: la cooperazione internazionale creerebbe economie di scala, evitando così sovrapposizioni e inefficienze, e riducendo lo spreco di risorse finanziarie.
Quello che ancora manca è un accordo condiviso su un nuovo quadro globale di regole che governino lo spazio esterno. In particolare, manca un regime normativo adeguato all’attività delle imprese private. Questo aspetto è di fondamentale importanza per garantire uno sviluppo ordinato e sostenibile delle attività spaziali, per evitare conflitti e promuovere la cooperazione internazionale. Il rischio altrimenti è quello di generare nuovo caos oltre i limiti della nostra atmosfera.
Media Hub
Geopolitica, economia, sostenibilità e tecnologia stanno ridisegnando il turismo verso il 2030. Opportunità e rischi si intrecciano. Ecco lo scenario immaginato dal World Economic Forum.
Sembrava solo fantasia ma ora è realtà: le macchine che imitano le facoltà della mente umana sono arrivate e sono qui per restare. Sam Altman ha reso l’Intelligenza Artificiale a portata di tutti, grazie a OpenAI. La sua creatura, ChatGPT impone all’uomo delle domande, che “Pionieri del futuro” affronterà con l’aiuto di un neuroscienziato e di un ospite del tutto… inatteso.
Richard Branson, Jeff Bezos e Elon Musk sono i protagonisti di una sfida mai vista prima nella storia dell’uomo, tra lanci di satelliti e voli orbitali. Il mondo che nascerà dalla space economy dipende anche da loro: ecco chi sono i magnati del pianeta con interessi spaziali, tra successi, aspirazioni e qualche stravaganza di troppo
Green
Progetti a minor impatto ambientale e soluzioni a prova di futuro per una sostenibilità che parte dalle fondamenta.
L’economista premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus è diventato famoso in tutto il mondo con l'invenzione del micro-credito e del business sociale. Un leader di pensiero che ha dedicato la vita a sconfiggere la povertà attraverso nuove idee di inclusione economica e sostenibilità, partendo da uno dei paesi più difficili al mondo, il Bangladesh
Infrastructure
Le possibili evoluzioni del digitale, dei materiali e dell'innovazione, al servizio di chi progetta.
Mobility
Idee, scenari e dati per inquadrare al meglio il settore della mobilità che può cambiare il modo di vivere di tutti.
La space economy vede aziende e Stati sempre più impegnati a occupare le orbite con una grande varietà di innovative infrastrutture spaziali per primeggiare nella competizione globale. Ecco cosa si muove sopra le nostre teste – e non solo.
Technology
Tutte le news sul mondo della tecnologia. Editoriali, dati e articoli di approfondimento sempre aggiornati sulla tematica.
Travel
Muoversi, creare relazioni e avvicinarsi a ciò che è lontano utilizzando le risorse più innovative della scienza e dell'ingegneria.