The current in Europe drought appeared to be the worst in at least 500 years

L'attuale siccità in Europa sembra essere la peggiore degli ultimi 500 anni

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Che cos’è il cloud seeding, un tentativo di alleviare la siccità

Questa tecnica fu inventata negli anni ‘40 ed è oggi utilizzata nei paesi aridi per stimolare le piogge. Più di cinquanta nazioni la stanno già impiegando e molte altre stanno pensando di provarla

L’Osservatorio Europeo della Siccità (EDO) ha dichiarato nel suo rapporto di agosto supervisionato dalla Commissione Europea che alla luce dell’evidente scarsità di umidità nel suolo, il 47% dei paesi europei è in condizioni di allerta mentre il 17% addirittura in stato di allarme.

Se i dati definitivi di fine stagione confermeranno la valutazione preliminare, l’attuale siccità sarà la peggiore da almeno 500 anni.

L’Italia non fa eccezione. La prima metà del 2022 classifica già quest’anno come il più caldo di sempre, con temperature superiori di addirittura 0,76 gradi rispetto alla media storica, a fronte di precipitazioni praticamente dimezzate lungo la Penisola, con un calo del 45%.

L’anomalia climatica più evidente di quest’anno si è verificata nel mese di giugno, che ha fatto registrare mediamente una temperatura di ben +2,88 gradi superiore alla media e vicina al picco massimo del 2003 (secondo le elaborazioni di Coldiretti dei dati forniti da Isac Cnr che effettua rilevazioni in Italia dal 1800).

Negli Emirati Arabi Uniti la sicurezza idrica resta una delle sfide più ardue, poiché il paese dipende dalle acque sotterranee per due terzi del suo fabbisogno idrico. Questa arida nazione deve affrontare un basso livello di precipitazioni, temperature elevate e alti tassi di evaporazione dell’acqua di superficie. Se a ciò si aggiunge l’aumento della domanda dovuto alla forte crescita demografica, gli Emirati Arabi Uniti si trovano in una situazione di precaria sicurezza idrica, motivo per cui il cosiddetto “cloud seeding”, o inseminazione delle nuvole, può rappresentare una valida soluzione per arginare il problema. L’obiettivo è modificare la quantità o il tipo di precipitazioni atmosferiche disperdendo nell’aria sostanze che fungono da nuclei di condensazione o di ghiaccio, che alterano i processi microfisici all’interno della nuvola. Si tratta di una tecnica artificiale che agisce sull’umidità presente nelle nuvole per indurre la pioggia.

La procedura può essere statica, dinamica o igroscopica. La prima prevede l’utilizzo di una sostanza chimica nota come ioduro d’argento, che è l’ingrediente principale per creare la pioggia. L’umidità è per natura già presente nelle nuvole e lo ioduro d’argento è in grado di farla uscire sotto forma di pioggia. Questa sostanza chimica infatti reagisce con l’umidità condensata generando precipitazioni piovose. Esiste anche un metodo dinamico per far piovere, ovvero far passare nelle nuvole cristalli di ghiaccio e correnti d’aria verticali. Essendo però un processo rigoroso e più complicato di quello statico, il risultato dipende dalla precisione delle varie fasi ed è pertanto incerto. Sembra quindi che il metodo migliore sia quello igroscopico, in cui una porzione inferiore della nuvola viene “collegata” a del sale. Con il passare del tempo, la quantità di sale aumenta e lentamente l’acqua vi si unisce. Questa tecnica è la più affidabile e promettente. La semina delle nuvole può essere effettuata con generatori a terra, aerei o razzi. In genere i piloti cercano di evitare il maltempo: durante la procedura di cloud seeding invece fanno esattamente il contrario, cioè volano direttamente nel cuore del temporale. Con gli anni la tecnologia del cloud seeding è stata ulteriormente perfezionata. Un radar determina l’intensità della tempesta e guida i piloti affinché restino lontani dalle turbolenze più intense. Più di cinquanta paesi hanno già utilizzato queste tecniche e molti altri stanno pensando di provarle. 

I primi tentativi di applicare questa procedura risalgono agli anni ‘40. Negli Stati Uniti, i dipendenti di General Electric Irving Langmuir (vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1932) e il suo assistente Vincent Schaefer stavano conducendo ricerche sulla fisica delle nuvole e sui nuclei di ghiaccio quando in una torrida giornata dell’estate del 1946, durante gli esperimenti presso l’Osservatorio di Mount Washington nel New Hampshire, scoprirono che il loro prototipo di refrigeratore non era abbastanza freddo per i test che intendevano eseguire. Deciso a proseguire comunque il lavoro, Schaefer decise di accelerare i tempi e mise un blocco di ghiaccio secco sul fondo della cella frigorifera. Creando una nuvola con il fiato, notò la trasformazione di una foschia bluastra in innumerevoli microscopici cristalli di ghiaccio, uno stupefacente effetto nella camera illuminata con luce stroboscopica: l’improvviso cambiamento di temperatura aveva prodotto spontaneamente nuclei di ghiaccio.

Il 13 novembre 1946, Schaefer e il suo pilota Curtis Talbot decollarono dall’aeroporto Schenectady di New York e, dopo un inseguimento di 60 miglia in direzione est, dispersero sei libbre di ghiaccio secco in una nuvola vaporosa lunga quattro miglia che galleggiava sul vicino Massachusetts. Quasi subito, la nuvola, che se ne vagava tranquillamente nel cielo, cominciò a contorcersi come in preda a un tormento. Dalla sua superficie spuntarono delle specie di pustole bianche. In cinque minuti il tutto si sciolse, lasciando un sottile alone di neve. Negli appunti di laboratorio di Schaefer si legge: «Mentre eravamo ancora nella nuvola, vedevamo cristalli scintillanti ovunque; mi sono girato verso Curt, gli ho stretto la mano e gli ho detto: Ce l’abbiamo fatta!»

A distanza di oltre mezzo secolo, la tecnologia si è evoluta, ma i principi di base sono gli stessi. Nel 2011, con grande incredulità degli esperti meteorologi internazionali, il National Geographic News ha riferito che Meteo utilizzava “schiere di torri elettriche di 10 metri” per “sovralimentare” le nuvole. Fox News ha aggiunto che “la segretezza sembra essere una peculiarità dell’azienda, che richiede una password anche solo per accedere al proprio sito web”.

I siti internet gestiti da Meteo Systems e dal suo proprietario (Sindicatum, il gruppo di investitori nel settore dell’energia pulita con sede a Singapore) forniscono apertamente dati, descrizioni e foto degli esperimenti di ionizzazione in corso negli Emirati Arabi Uniti e citano persino il budget d’investimento in questa tecnologia, finora pari a 18 milioni di dollari. Oggi l’azienda dispone di quattro aerei con piloti propri, una rete radar e oltre 60 stazioni meteorologiche. 

In un’operazione media di quattro ore, è in grado di inseminare fino a 24 nuvole, per un costo di circa 5mila dollari. Se questa tecnica si dimostrasse realmente efficace, il suo valore sarebbe comparabile solo con quello di un impianto di desalinizzazione, il cui costo, da solo, può superare gli 850 milioni di dollari. Dato che una nuvola di medie dimensioni contiene più di 400 milioni di litri, un’operazione di semina che generi il 10% di pioggia in più potrebbe fruttare 100mila dollari di acqua.

Sebbene il processo di cloud seeding si possa considerare in qualche modo naturale, gli esperti di tutto il mondo hanno opinioni contrastanti sulle sue conseguenze e pertanto gli sviluppi futuri sono tutt’altro che scontati.


Patrizia Marin - Giornalista e presidente di Marco Polo Experience, agenzia di comunicazione strategica, public affairs, marketing e media relations, con esperienza ventennale in internazionalizzazione d'impresa, comunicazione, media relations, mappatura dei decisori e della comunità dei rapporti di interesse. È stata consigliere della Presidenza italiana del Consiglio dei ministri della Comunicazione, Editoria e Informazione. Nei settori logistica e infrastrutture, è stata responsabile delle comunicazioni dell'autorità portuale di Venezia; consulente relazioni media per Aeroporti di Roma; international pr advisor per Atlantia mentre è vicepresidente di FBC. È professore a contratto in Leadership e Relazioni Internazionali presso l'università IULM ed è laureata in giurisprudenza e scienze politiche internazionali.

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