Crescita economica e obiettivi sociali: come sciogliere il nodo di appalti e infrastrutture

Le analisi costi-benefici costituiscono uno strumento per la valutazione delle incertezze in caso di scenari alternativi

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Crescita economica e obiettivi sociali: come sciogliere il nodo di appalti e infrastrutture

Visti i molteplici fattori in gioco, secondo l’autore l'analisi costi-benefici non è sempre sufficiente per la valutazione degli investimenti infrastrutturali

Il dizionario Merriam-Webster definisce l'infrastruttura "the underlying foundation or basic framework" di un sistema, un'organizzazione o un intero paese. Ma il discorso pubblico si concentra solitamente su una definizione più circoscritta legata alle infrastrutture fisiche di grandi dimensioni come strade, ferrovie, reti energetiche e di telecomunicazione. Da una prospettiva economica, gran parte di questi beni sono classificabili come monopoli naturali, cioè configurazioni che non possono essere replicate facilmente per ragioni fisiche, tecnologiche o economiche. Come ogni monopolio, un monopolio naturale deregolamentato avrà una bassa produzione e un costo alto. La promozione di investimenti adeguati nella costruzione e manutenzione delle infrastrutture non previene solo le rendite di monopolio, ma è un obiettivo desiderabile a livello sociale, perché le infrastrutture sono spesso associate a incrementi della produttività, miglioramenti della mobilità dei fattori di produzione e quindi crescita economica. 

Se da un lato le infrastrutture condividono alcune (o tutte) le caratteristiche di un monopolio naturale, dall'altro possono competere l'una con l'altra. Per esempio, su alcune distanze le strade potrebbero essere un'alternativa alle ferrovie, mentre sulle lunghe percorrenze le ferrovie potrebbero essere un'alternativa agli aerei. Le decisioni sul tipo di infrastrutture da costruire influenzano i comportamenti individuali, l'utile sul capitale investito nelle zone che beneficiano (o meno) delle infrastrutture e infine lo sviluppo potenziale di intere aree. 

Tutto questo solleva un'importante questione: in che modo si decide quali infrastrutture finanziare e perché? Quali infrastrutture dovrebbero avere la precedenza e sulla base di quali criteri? Quali obiettivi possono e devono essere perseguiti per migliorare la dotazione infrastrutturale di una certa area? Una risposta ovvia sarebbe che il costo delle infrastrutture più efficienti è ammortizzato facilmente, perché i capitali sono attirati dai progetti più promettenti. E questa è una risposta tutto sommato ragionevole, ma prima di prenderla per buona, bisogna valutare alcune condizioni.

Per prima cosa non è sempre facile capire quali infrastrutture si "ripaghino da sé". E poi in alcuni casi il recupero del capitale avviene lungo un periodo di tempo molto dilatato, che fa aumentare rischi e incertezze, soprattutto per quel che riguarda lo sviluppo di potenziali tecnologie alternative. Ad esempio: per anni gli imprenditori hanno investito con sicurezza nella rete di gas naturale, poi l'elettrificazione si è imposta come stimolo alla decarbonizzazione e la riduzione degli investimenti nelle infrastrutture per il gas naturale si è fatta sempre più concreta. Inoltre, l'equilibrio economico e finanziario di un'infrastruttura può essere (spesso) influenzato dal quadro normativo: più lungo è l'arco temporale, maggiori saranno i rischi di cambiamenti politici o legislativi improvvisi e incisivi. Infine, alcune infrastrutture potrebbero non riuscire ad ammortizzare i costi, ma essere comunque determinanti per il raggiungimento di altri obiettivi, come la protezione ambientale o la coesione sociale. In questi casi, un governo potrebbe intervenire con il meccanismo dei sussidi, a loro volta spesso collegati a rischi normativi o politici. 

Per riuscire a considerare tutte queste variabili, le analisi costi-benefici sono diventate lo strumento cardine per la valutazione e la definizione delle priorità dei progetti infrastrutturali. Queste analisi servono a rispondere a tre domande: a) quando esistono numerose alternative per la stessa infrastruttura (come percorsi diversi da un punto A a un punto B), quale bisogna scegliere? b) quando le risorse scarseggiano, ma esistono progetti alternativi (per esempio una strada da A a B o da C a D), a cosa si dà priorità? c) come scegliere tra infrastrutture diverse che si compensano (per esempio una rete di gas naturale per rifornire la zona A o una rete elettrica per il riscaldamento?). 

Per quanto utili, le analisi costi-benefici hanno diversi limiti. Innanzitutto, la vita tecnica di un'infrastruttura dura diversi anni. L'incertezza relativa alla crescita economica e al progresso tecnico potrebbe rendere l'infrastruttura obsoleta o addirittura inutilizzata sul lungo periodo, oppure (nella migliore delle ipotesi) gli scenari sul suo utilizzo potrebbero rivelarsi largamente sovra o sottostimati. Inoltre, spesso le infrastrutture hanno obiettivi economici e non, come il miglioramento della qualità ambientale o della coesione sociale. Bisogna quindi immaginare gli eventuali effetti collaterali positivi e negativi derivanti dall'infrastruttura stessa e allo stesso tempo capire che la valutazione dei costi esterni può cambiare a seguito di avanzamenti scientifici o variazioni delle preferenze sociali. Infine, le infrastrutture spesso rispondono a motivazioni politiche, come l'evoluzione della società in una certa direzione, per questo sono destinate a generare effetti di più ampio respiro, che coinvolgono lo stile di vita delle persone o la specializzazione produttiva di una certa regione; effetti che raramente possono essere individuati da un'analisi costi-benefici, soprattutto se avvengono nel lungo periodo. 

In definitiva, le analisi costi-benefici sono utili per prendere decisioni consapevoli relative agli investimenti infrastrutturali, ma non sono l'unico (né il principale) criterio. Sono uno strumento per la valutazione delle incertezze in caso di scenari alternativi e possono avere una finalità politica: attraverso la stima dei potenziali risultati economici di un'infrastruttura, un'analisi costi-benefici ben fatta può determinare il successo degli obiettivi politici a lungo termine dei suoi promotori. Se l'analisi costi-benefici individuasse un valore attuale netto negativo pari a un miliardo di euro in 10 anni per un progetto volto a garantire la coesione sociale e il collegamento di aree marginali con il resto del paese, quel miliardo di euro sarebbe un prezzo giusto da pagare per impedire l'aumento delle disuguaglianze o il declino demografico di una regione? L'analisi costi-benefici può servire a inquadrare meglio la questione, ma solo la politica può trovare la risposta. 


Carlo Stagnaro - È direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni. Precedentemente è stato capo della segreteria tecnica del ministro presso il ministero dello Sviluppo economico. Si è laureato in Ingegneria per l'ambiente e il territorio presso l'Università di Genova e ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia, mercati, istituzioni presso IMT Alti Studi - Lucca. Fa parte della redazione delle riviste Energia e Aspenia ed è membro dell'Academic Advisory Council dell'Institute of Economic Affairs. È editorialista economico dei quotidiani Il Foglio e Il Secolo XIX. Il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Alberto Saravalle, è "Molte riforme per nulla" (Marsilio, 2022).

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