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Internet via satellite: la nuova corsa allo spazio

Il 2022 sarà un anno decisivo per misurare le ambizioni delle principali compagnie private, lanciate verso una inedita forma di colonizzazione delle orbite spaziali intorno alla Terra

“Telefono, casa!”. La celebre frase pronunciata da ET nell’omonimo film di Steven Spielberg non sembra forse più così paradossale.

Il 2022 sarà infatti l’anno della connettività via satellite, come sostenuto dal rapporto Technology and telecoms in 2022 stilato dall’Economist Intelligence Unit. 

Internet dallo Spazio dunque, ma cos’è e come funziona? 

Con “Internet satellitare” si intende una tecnologia in grado di utilizzare le onde radio per comunicare con i satelliti in orbita intorno alla Terra e portare la rete in ogni parte del globo, riuscendo così a superare il cosiddetto digital divide, ossia l’impossibilità di portare la connettività in aree geograficamente svantaggiate. La maggior parte dei satelliti viene collocata in “orbita bassa”, parliamo tra i 300 e 2mila chilometri di altitudine, così da richiedere relativamente poca energia per essere raggiunta.

Il rapporto cita in particolare Starlink di Elon Musk e la compagnia indiana OneWeb tra le società spaziali che si preparano a mettere in orbita oltre duemila satelliti destinati a rendere operative le proprie reti. 

Secondo i piani, Starlink, già presente in 25 paesi, raggiungerà anche l'India, dove offrirà i propri servizi Internet entro aprile 2022, mentre OneWeb sarà pronto a operare su Regno Unito, Nord Europa, Canada e regione artica.

Amazon invece con il progetto Kuiper mira a lanciare i primi satelliti entro il quarto trimestre 2022 fino a costruire una rete di 3.236 elementi. 

La corsa però per fornire Internet dallo Spazio è appena iniziata. Amazon, Astra, Boeing, Inmarsat, Intelsat, Hughes Network, SpinLaunch e Telesat sono tra coloro che solo a novembre 2021 (ultima data disponibile per proporsi e sottoporsi all’analisi) hanno chiesto alla Federal Communications Commission degli Stati Uniti l’approvazione di quasi 38mila satelliti per reti a banda larga. 

Uno dei problemi del potenziale aumento del numero dei satelliti nello Spazio è però il rischio di collisioni e la creazione di nuovi detriti spaziali. Per ovviare a questo rischio le proposte delle aziende includono infatti sistemi di manovra per bruciare eventuali satelliti defunti. 

Parliamo comunque di un mercato in forte crescita, stimato intorno ai 25 miliardi di dollari entro il 2030, un business che sta attirando e coinvolgendo agenzie spaziali e aziende private.

La connettività satellitare rappresenta un volano e una componente interessante per abilitare nuovi servizi nell’ambito dell’emergente space economy. Il Politecnico di Milano ha osservato che ben 88 Paesi nel mondo hanno deciso di investire in programmi spaziali in questo settore. Al timone per quantità di investimenti governativi nell’economia spaziale ci sono gli Stati Uniti, arrivati a 43 miliardi di dollari nel 2021. Seconda posizione invece per l’Europa che investe 11,5 miliardi. Cina, Russia, Giappone e India vengono subito dopo. 

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