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La costruzione di nuove infrastrutture deve prendere in considerazione la sostenibilità economica, ambientale e sociale

Sustainability

Le sei qualità guida per costruire infrastrutture sostenibili

La capacità delle infrastrutture nel dare forma a economie e società è enorme e può essere uno strumento per abilitare la reinvenzione dell’intero mondo delle costruzioni

Nei prossimi anni l'Italia e l'Unione Europea affronteranno il più grande ammodernamento intrapreso in generazioni. Il contesto è quello della ripresa post-pandemica combinata con le transizioni ecologica, energetica e digitale. Lo strumento di questo cambiamento sono i fondi del piano Next Generation Eu, il chiavistello italiano è il Pnrr - il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nostro paese avrà a disposizione 191,5 miliardi di euro in fondi europei da impiegare entro il 2026: uno dei pilastri di questa operazione senza precedenti sono le infrastrutture, l'hardware del futuro che verrà. L'Italia è un paese che nei decenni scorsi è cresciuto in modo disordinato e disorganizzato, lasciandosi dietro ampi squilibri sociali ed ecologici. Uno degli obiettivi del Pnrr è riaccendere il nostro sviluppo, rallentato dalle crisi finanziarie e da quella sanitaria, rendendolo allo stesso tempo sostenibile a lungo termine.

La sostenibilità è un concetto complesso, un prisma di sfaccettature. C'è quella ecologica, cruciale per un territorio come quello italiano hotspot della crisi climatica. C'è quella economica, per evitare di tramandare debiti e passare sempre il conto alle generazioni successive. E c'è infine quella sociale: chiudere le disuguaglianze invece di aprirne di nuove. Forse in nessuna delle componenti dello sviluppo di un paese la sostenibilità è difficile da visualizzare e raggiungere quanto nella costruzione di nuove infrastrutture.

Un punto di riferimento su questa tematica è tuttora rappresentato da “Six Qualities of Sustainable Infrastructure”, il documento comune elaborato al termine dell’ultimo Global Future Council dedicato alle Infrastrutture del World Economic Forum tenutosi a Dubai, città che peraltro dedica proprio alla sostenibilità una parte di Expo 2020. Il documento sintetizza la complessità di un'infrastruttura sostenibile in sei linee guida. La ricerca è insieme mappa e modello di un nuovo modo di costruire e progettare secondo i principi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per una linea «people first», le persone al primo posto. 
 

Condividere i vantaggi

La prima raccomandazione del World Economic Forum è la condivisione dei benefici. La domanda su cui fondare ogni nuova infrastruttura è: “Per chi la stiamo costruendo”? Il progetto deve essere pensato per aumentare l'accesso ai servizi essenziali e ridurre diseguaglianze e ingiustizie. Secondo un rapporto di Engim, Faces of Inequality e Global Call to Action Against Inequality su “Le disuguaglianze in Italia” il 6,9% delle famiglie vive in povertà estrema e nel Sud la percentuale sale al 10,3%. Secondo Oxfam dieci milioni di italiani hanno un risparmio inferiore a 400 euro, una vulnerabilità sulla quale la pandemia è arrivata come uno tsunami. È un divario che si riflette in quelle ingiustizie di genere, generazionali, territoriali, logistiche, tecnologiche che ogni nuova infrastruttura deve contribuire ad attenuare. Ce lo ricorda anche il rapporto del Wef: i nuovi progetti devono migliorare l'accesso all'acqua, ai trasporti, all'energia, coprire zone marginali (nelle aree interne italiane si possono aspettare interventi di primo soccorso per 25 minuti, dieci in più che nelle aree urbane), coinvolgere le comunità per un design partecipato. Le infrastrutture sono sostenibili quando sono una cura per le diseguaglianze.
 

Resilienza climatica

La seconda caratteristica di un'infrastruttura sostenibile è la sua adattabilità a un clima che cambia. È una sostenibilità che va affrontata secondo le due facce di ogni azione climatica: mitigazione e adattamento. Ogni nuova infrastruttura deve quindi essere innanzitutto progettata nel contesto della riduzione dell'impatto della nostra economia, tenendo conto degli obiettivi dell'accordo di Parigi (contenimento dell'aumento delle temperature ben al di sotto dei 2°C e preferibilmente a 1,5°C) e del Green Deal europeo: riduzione delle emissioni di CO₂ del 55% al 2030 e neutralità climatica al 2050. E poi deve essere un'infrastruttura già adatta al clima che cambia, deve tenere conto delle fragilità e dei problemi di un territorio. Per l'Italia, ad esempio, del fatto che siamo uno dei paesi più franosi al mondo, con 12,6 milioni di persone che secondo Ispra vivono in aree a elevata pericolosità. La sostenibilità ambientale è anche economica: i dieci eventi più estremi del 2021 secondo la Ong Christian Aid, sono costati 150 miliardi di euro di danni. La resilienza climatica è la prima caratteristica necessaria a ogni investimento pubblico a lungo termine. 
 

Accettazione sociale

Secondo il World Economic Forum le infrastrutture sostenibili sono anche infrastrutture inclusive: sono progettate coinvolgendo tutte le parti e i territori coinvolti nel rispetto di sensibilità ed esigenze locali. Non si tratta di assecondare le sindromi nimby (acronimo di “Not in my backyard”, costruire sì ma "non nel mio cortile"), bensì di progettare a favore dei territori e non contro di essi, evitare di calare piani di sviluppo dall'alto, senza tenere conto delle specifiche condizioni locali. La sostenibilità sociale deve andare di pari passo con quella ambientale e quella economica e non può che partire da articolati processi di ascolto. Un progetto di infrastruttura non è solo un insieme di linee guida intrecciate con dei costi economici per creare delle opportunità, ma è anche un intervento che cambierà la vita di persone e comunità e che deve partire da quelle comunità per essere sostenibile. 
 

Efficacia economica e istituzionale

La sostenibilità economica di un'infrastruttura parte da una parola chiave: la trasparenza. Un nuovo progetto deve essere in grado di sostenersi nel contesto economico nel quale viene costruito: che si tratti di prestiti, di investimenti, di donazioni, di sovvenzioni, che sia dentro o fuori un'economia di mercato, un'infrastruttura deve avere le sue gambe per essere portata a termine e per camminare nel futuro, altrimenti diventerà un debito che si tramanda alle generazioni future. Secondo il Wef, la chiave per progettare in modo economicamente sostenibile è la trasparenza: nelle valutazioni economiche, nelle decisioni sul rapporto tra i costi e i benefici, nel rispetto di regole e policy. Mettere le parti coinvolte in condizione di valutare i conti di un progetto in modo chiaro e trasparente è la garanzia per la pulizia e la sostenibilità dei conti stessi.
 

A prova di futuro

Ogni infrastruttura ha un ciclo di vita che include non solo la progettazione, la costruzione e l'utilizzo, ma anche la manutenzione e la dismissione. Costruire in modo sostenibile vuol dire accettare la responsabilità per ogni fase di questo ciclo, anche quelli più a lungo termine: in sintesi, per usare il linguaggio del World Economic Forum, un'infrastruttura è sostenibile quando è anche a prova di futuro. Ci si riesce assicurandosi la possibilità di una manutenzione duratura del progetto, con pochi scarti e rifiuti, mettendone in conto l'invecchiamento, immaginando come potranno essere il suo smaltimento e la sua sostituzione, valutando le opportunità tecnologiche ma anche i possibili sconvolgimenti e anticipando le innovazioni del modello di business. 
 

Massa critica potenziale

Quest'ultima voce può essere sintetizzata con il concetto di programmazione strategica. È la via per raggiungere il vero obiettivo di un'infrastruttura: il suo essere trasformativa. Una linea ferroviaria, un viadotto, una connessione in banda larga o un parco eolico non hanno solo un valore in sé, per quello che permettono di fare o per l'energia che erogano, ma anche per il tipo di società e di futuro che sono in grado di abilitare. Le infrastrutture non vanno concepite in modo isolato o separato dal contesto più generale: devono essere scalabili finanziariamente, replicabili tecnologicamente, devono dialogare con i bisogni in continua evoluzione delle comunità e del paese, devono insomma essere parte di un piano, il pezzo di una mappa che ci suggerisce quale futuro vogliamo per noi e per chi verrà dopo di noi. 


Ferdinando Cotugno - È un giornalista. Nato a Napoli, vive a Milano e si occupa di sostenibilità, ambiente, crisi climatica. Scrive per Vanity Fair, GQ, Linkiesta, Rivista Studio, Undici e il quotidiano Domani, per il quale cura anche la newsletter Areale. Nel 2020 ha pubblicato per Mondadori Italian Wood, un viaggio alla scoperta dei boschi italiani, e conduce con Luigi Torreggiani il podcast Ecotoni.

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