Jakarta, forse l’esempio più famoso. E ancora Rotterdam, Tokyo, Alessandria d’Egitto e New Orleans: stiamo parlando delle cosiddette “sinking cities”, in italiano le “città che affondano”. Il fenomeno è in crescita, amplificato da una serie di fattori che, nella loro interazione, concorrono ad acuire il problema, generando una vera e propria tempesta perfetta. Fortunatamente è in aumento anche la consapevolezza e, con essa, la capacità di gestire la crisi attraverso soluzioni concrete e mirate. Da mettere in campo fin da oggi, per evitare che il costo di un rischio annunciato diventi insostenibile nel prossimo futuro.
Le cause del fenomeno
Non è difficile inquadrare le ragioni che stanno portando all’accelerazione del fenomeno delle sinking cities, le città che sprofondano. Perché se è vero che nel corso della civilizzazione le città si sono sempre confrontate con gli ecosistemi fluviali e marittimi, è solo con l’aumento della pressione antropica nelle aree ad alta densità urbana che il fenomeno è diventato esplosivo. Il cambiamento climatico rende infatti tangibile quella che è la sfida più grande per le città di costa: l’innalzamento del livello dei mari (+20 cm dall’inizio del Ventesimo secolo), un parametro destinato a crescere più del previsto, come riportano studi recenti pubblicati da Nature, che evidenziano come il rischio del fenomeno possa essere stato sottostimato persino nelle valutazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
A questa sfida lenta ma insidiosa si aggiungono anche i fenomeni climatici estremi scatenati dal riscaldamento globale, in primis le intense precipitazioni – le cosiddette “bombe d’acqua”, responsabili di alluvioni e erosione. Anche il numero crescente di abitanti delle megalopoli accentua il problema. La necessità di soddisfare le esigenze idriche aumenta infatti la pressione sulle falde acquifere che, progressivamente svuotate, danno vita alla cosiddetta subsidenza, ossia l’abbassamento del terreno.
Il rischio di non agire
Di fronte a queste sfide, la necessità di agire si fa sempre più impellente, come ci ricorda un recente rapporto della Banca Mondiale, “Resilient Economies: Strategies for Sinking Cities and Flood Risks”. Il rischio dell’inazione, infatti, si traduce innanzitutto in una minaccia per la popolazione, a cominciare da quella più vulnerabile. Anche il finanziamento degli interventi rischia di essere più oneroso domani. Senza politiche di adattamento implementate, il costo complessivo dell’esposizione globale alla subsidenza e al rischio alluvioni è stimato a 8,17 trilioni di dollari: una cifra colossale, pari al 12% del PIL globale. Intere città, conferma il rapporto, possono trasformarsi in trappole inabitabili, innescando una migrazione climatica di decine di milioni di persone, con conseguenze incalcolabili a livello economico e sociale.
Soluzioni già all’opera
A fronte di questo scenario certamente critico, è necessario concentrarsi sulle soluzioni, che esistono e che sono già state applicate da diverse municipalità con risultati promettenti. La chiave di volta rimane certamente la raccolta di dati e l’elaborazione di policy e programmi basati sul contesto locale, evitando formule standardizzate imposte dall’alto. Un buon esempio da questo punto di vista è offerto dagli interventi messi a punto a Rotterdam. Costruita in più punti sotto il livello del mare, la città olandese si confronta da secoli con la minaccia data dall’acqua, e ha sempre risposto attraverso la costruzione di dighe e canali in grado di proteggere la popolazione. A fronte di una minaccia crescente, la municipalità ha messo a punto programmi sinergici in grado di agire sia sul contenimento delle acque che sulla resilienza del sistema urbano. L’imponente barriera automatizzata di Maeslantkering protegge la città durante le tempeste, funzionando come una vera e propria porta sul mare. In città, alcune piazze sono state trasformate in bacini di raccolta durante le piogge intense, riducendo gli allagamenti superficiali, mentre depositi sotterranei e tetti verdi permettono un ulteriore stoccaggio dell’acqua.
Tra gli esempi virtuosi, uno dei casi più significativi è quello di Tokyo, l’unica città che si è dimostrata in grado di arrestare la subsidenza. Il fenomeno aveva iniziato a manifestarsi nel secondo dopoguerra con la rapida industrializzazione della capitale giapponese, che aveva avuto serie conseguenze sul livello delle falde. L’individuazione del problema ha portato il governo ad agire in maniera risoluta, imponendo la ricollocazione mirata delle aziende, l’individuazione di nuove fonti di approvvigionamento idrico a livello nazionale e l’elaborazione di piani per una gestione efficiente dell’acqua, senza ricorrere in modo significativo a nuove grandi infrastrutture.
Sempre in Asia, anche l’esperienza di Shanghai ha fatto scuola: la megalopoli ha infatti sviluppato un innovativo metodo di ricarica artificiale delle falde, costantemente monitorate attraverso sensori così da poter mantenere costante il livello delle acque sotterranee. Un sistema avanzato di tecnologie, che includono misurazioni satellitari, permette di tenere costantemente sotto controllo il livello di subsidenza. Anche il piano urbanistico è stato aggiornato a partire dagli anni ’90 in vista del fenomeno: in alcune zone le costruzioni sono state limitate per contenere la pressione antropica e limitare l’impatto dell’innalzamento dei mari sulle aree prossime all’estuario.
Il caso più estremo, e forse più noto, è infine quello relativo a Jakarta. La capitale dell’Indonesia ha conosciuto in alcune zone il più grande sprofondamento finora mai registrato, pari a 200 mm l’anno (dati World Bank). Le cause: una crescita urbana rapidissima, e la perdita delle zone umide naturali, la cui scomparsa ha accelerato la subsidenza. La risposta del governo è stata incredibilmente drastica: trasferire progressivamente la capitale in una nuova città, Nusantara, nell’isola di Borneo. Un monito, dunque, più che una soluzione, che ci insegna quanto il problema vada preso sul serio e affrontato con grande determinazione, prima che le conseguenze diventino irreparabili.
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