Oggi il turismo non è più solo uno spostamento da un luogo all’altro: se fatto in modo consapevole è una pratica ricca di valori, scelte e identità. Le esperienze contano quanto, e spesso più, delle destinazioni. Il 2025 ha portato nuove tendenze, dal “noctotourism” ai voli personalizzati con AI, all’avventura nei Paesi freddi. Quali di queste resisteranno e quali si evolveranno?
Dopo anni di ripartenza e di riscoperta della lentezza, il viaggio è diventato più consapevole e personale. Si parte per conoscere, rigenerarsi, connettersi con la natura o con le comunità locali. Dai dati della 45ª BIT e dai principali osservatori emerge un turismo sempre più tematico, sostenibile e identitario. Cinque tendenze raccontano come viaggiamo oggi, e come potremmo farlo nel 2026.
Viaggiare di notte: la magia del noctotourism
Guardare il mondo al buio è la nuova frontiera del turismo esperienziale. Dall’osservazione dell’aurora boreale in Islanda e Finlandia ai safari notturni in Zambia o Kenya, fino alle escursioni sotto il cielo stellato dei deserti del Wadi Rum o dell’Atacama, cresce la passione per le esperienze notturne. Il cosiddetto noctotourism attrae viaggiatori in cerca di silenzio e autenticità, ma anche di meraviglia. Oltre il 60% dei turisti dichiara di essere disposto a scegliere mete con basso inquinamento luminoso pur di ammirare le stelle. Un trend che si lega al desiderio di rallentare, di ritrovare il contatto con la natura e, allo stesso tempo, di fotografare cieli spettacolari da condividere sui social.
AI e personalizzazione: il viaggio su misura
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui progettiamo le nostre vacanze. Dalla scelta della meta alla prenotazione del volo, tutto diventa più fluido e personalizzato. Gli assistenti virtuali imparano gusti e abitudini, suggeriscono itinerari in tempo reale, ottimizzano costi e tempi di spostamento. Nel 2025 i principali operatori digitali hanno introdotto strumenti di predictive travel: sistemi capaci di proporre esperienze basate su umore, meteo o stato fisico del viaggiatore. Il turismo tecnologico, tuttavia, non è solo comodità: è anche sostenibilità, perché riduce sprechi, migliora l’efficienza energetica e incentiva soluzioni di mobilità più intelligenti.
Lento, verde, rigenerativo
Dopo l’overtourism, il mondo scopre la gioia del “meno ma meglio”. Il turismo rigenerativo non si limita a non danneggiare l’ambiente, ma contribuisce a migliorarlo: riforestazioni, agriturismi a impatto zero, esperienze immersive con le comunità locali. Il viaggiatore contemporaneo vuole lasciare un segno positivo. Favorisce scelte di mobilità più sostenibili, preferisce strutture alimentate da fonti rinnovabili, partecipa a progetti di tutela della biodiversità. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il 68% dei viaggiatori globali privilegia oggi destinazioni certificate sostenibili. Bhutan, Slovenia e Islanda guidano questa rivoluzione gentile.
Freddo, estremo, autentico: il fascino del Nord
Dalla Norvegia alla Groenlandia, fino alle terre ghiacciate del Canada e dell’Alaska, i viaggi nei Paesi freddi sono diventati un simbolo di autenticità. I climi rigidi, la luce che cambia, il silenzio dei fiordi e delle distese innevate attraggono chi cerca esperienze lontane dal turismo di massa. La voglia di “luoghi estremi” è anche un modo per riscoprire i limiti fisici e mentali, per misurarsi con la natura in forme nuove: trekking su ghiacciai, immersioni sotto i ghiacci, igloo resort e percorsi benessere ispirati alla crioterapia. È la nuova avventura del comfort consapevole.
Mobilità fluida e intermodale: il viaggio senza interruzioni
Il turismo moderno non si misura più solo in chilometri percorsi, ma nella qualità e continuità dell’esperienza. La mobilità si integra in un sistema armonico fatto di auto elettriche condivise, navette urbane, mezzi pubblici interconnessi e collegamenti aeroportuali intelligenti, accompagnando il viaggiatore lungo l’intero percorso. Non si tratta solo di sostenibilità, ma anche di comodità: itinerari personalizzati, percorsi flessibili e hub digitali coordinati rendono ogni trasferimento semplice e senza attriti. Per aeroporti e autostrade si aprono nuove opportunità: snodi più efficienti, parcheggi smart, ricariche rapide, assistenza digitale e infrastrutture interconnesse. Così il viaggio diventa un continuum tra spostamento e destinazione, dove il trasporto non è più un mezzo, ma parte integrante dell’esperienza turistica. Una tendenza che unisce innovazione tecnologica, efficienza logistica e responsabilità ambientale.
Uno sguardo al 2026: verso il turismo che esprime chi siamo
Secondo le nuove analisi di settore - dai report di Hilton e Trafalgar alle anticipazioni di Lonely Planet Best in Travel 2026 - si afferma una nuova generazione di viaggiatori “purpose-driven”, ovvero guidati da uno scopo. Non si parte solo per vedere, ma per capire, per contribuire, per sentirsi parte di qualcosa. Allo stesso tempo, la tecnologia continua a ridisegnare i confini dell’esperienza: realtà aumentata, intelligenza artificiale e spazi digitali immersivi non sostituiscono il viaggio fisico, ma lo amplificano. È un turismo ibrido, che unisce mondo reale e digitale senza perdere autenticità.
Sul piano della mobilità, il 2026 consoliderà il trend verso infrastrutture più sostenibili e interconnesse. Il treno rimane protagonista, ma si afferma anche la mobilità “multimodale”: mezzi elettrici condivisi, micro-mobilità urbana, soluzioni flessibili pensate per ridurre tempi, emissioni e sprechi.
L’ospitalità evolve di pari passo: hotel e resort diventano spazi di comunità, luoghi dove il design incontra la sostenibilità e dove la dimensione del “vivere locale” sostituisce quella del turismo di consumo. Cresce anche la tendenza a viaggiare con consapevolezza economica: meno viaggi fugaci, più esperienze durature, più valore al tempo e alla relazione. Nel complesso, il 2026 sarà l’anno in cui il turismo diventerà specchio dell’identità personale. Viaggiare non sarà più un’evasione, ma un modo per riconnettersi - con sé stessi, con gli altri, con il mondo. Un turismo che non si limita a mostrare luoghi, ma a rivelare chi siamo diventati.